L'amore ai tempi di WhastApp
Confini estremi dell'Italia.
Lizzie e Adrian.
Entrambi hanno alle spalle un'adolescenza in cui qualcosa non ha funzionato, in cui qualcosa ha segnato indelebilmente il loro percorso.
Scegliendo di lasciare alle spalle le loro vite, si incontrano all'Acquario.
L'Acquario è una realtà liquida, un posto di lavoro che racchiude e amplifica la summa dei principali social network e delle piattaforme virtuali che conosciamo e in cui si crea, attraverso l'ideazione di videogiochi, un'ulteriore realtà parallela.
Lizzie e Adrian si incontrano e si innamorano. Adrian prima, Lizzie poi.
Il loro è un amore che viaggia sulla grafica delle parole scritte su uno schermo, le cui conversazioni su WhastApp prevalgono sulla fisicità: Adrian e Lizzie si incontrano tutti i giorni all'Acquario ma si vedono da soli, fuori dal posto di lavoro, soltanto quattro volte.
E' un rapporto, il loro, che si costruisce quasi in totale assenza di corporeità.
E questo è il fulcro centrale del testo: un'assenza che grida come e più di una presenza e che ci obbliga a farci delle domande.
Tutto ruota, infatti, attorno a questa mancanza di corpo fisico e attorno alla conoscenza basata soltanto sulla parola scritta. L'unico corpo presente in modo preponderante è quello del testo, è la trasposizione di pensieri e sentimenti in forma di scrittura.
Lizzie e Adrian sono stati due ragazzini che pure hanno vissuto l'esperienza del gioco nelle strade e nei cortili prima di passare al gioco virtuale; che pure sono passati dalle esperienze estremamente pregne di corporeità prima di quelle dei computer e dei videogiochi.
Entrambi, poiché lo fanno di mestiere all'Acquario, sono bravissimi nel raccontare e raccontarsi storie. Ma di tutte queste storie di cui riempiono i cellulari e che raccontano all'altro e agli altri ma, in qualche modo anche a se stessi, quali sono, se ci sono, quelle vere?
Chi è il vero Adrian? Lizzie, così diffidente ma che piano piano si lascia andare al sentimento, a un certo punto di questa storia si viene a scontrare con la molteplicità dei profili che il web permette di assumere e le rimanda.
Si trova davanti, Lizzie, un Adrian sempre diverso tanto che a un certo punto si chiederà: chi è veramente Adrian? E cercherà una risposta proprio attraverso gli strumenti che ormai da tempo lei e il ragazzo sono abituati a padroneggiare.
In questa vicenda c'è, però, anche un terzo personaggio che è la voce narrante, il miglior amico di entrambi nonché spettatore apparentemente onnisciente: lui vede tutto, segue le dinamiche dall'esterno e inizia, ancor prima di Lizzie, a porsi domande e a preoccuparsi per l'amica.
Anche in questo caso, però: la sua versione della storia è una versione affidabile?
Federica Manzon gioca in modo magistrale con realtà e finzione, scandagliando le pieghe nascoste della contemporaneità.
Il romanzo, fra sottili rimandi letterari (ci sono immagini che richiamano alla memoria, tanto per citare un titolo, le atmosfere de Le vergini suicide)procede da una pagina all'altra come se si aprissero le pagine sul web, o si passasse da un post all'altro su Facebook: in questo senso il tipo di approccio alla narrazione che Federica adotta si rivela perfettamente coerente con l'argomento trattato e, anzi, concorre a rafforzarne il significato.
Il libro è un incastro di finzione e realtà continuo sia nelle sue vicende, sia nella costruzione concreta delle scene narrate e, spesso, questi due aspetti si rendono indistinguibili.
Il lavoro che l'autrice ha fatto sul linguaggio è un lavoro di cesello non solo a livello di scelta semantica e di costruzione della frase, ma anche a livello di trasformazione a seconda della realtà (o della finzione) raccontata, costantemente coerente anche con i cambi di scena repentini.
Oltre a essere un romanzo che emoziona, la cui storia coinvolge, si tratta di un romanzo ben costruito letterariamente.
Come succede solo nei grandi romanzi, tutta la fatica del lavoro certosino dietro le quinte non si vede: è un libro che scorre e si lascia leggere con quella fluidità che solo i grandi narratori sanno regalare.
La capacità di Federica di cogliere alcuni aspetti della contemporaneità non scontati; la sensibilità di soffermarsi a riflettere su sentimenti che passano solo attraverso lo schermo di un cellulare ma che provocano reazioni fisiche, corporee, materiali come le relazioni "in carne e ossa": sono caratteristiche che solo gli autori più capaci riescono a esprimere, soprattutto quando si tratta di mappare in qualche modo la contemporaneità, tempo che non gode della giusta distanza per essere valutato e del senno di poi per essere compreso. Ed è questa la bravura di Federica, che la colloca immediatamente tra i grandi, con un libro che ha già il valore di un classico e la forza di rottura e di innovazione di un validissimo contemporaneo.
Eccellente romanzo, quindi, questo di Federica Manzon, che coinvolge, affascina, commuove, sconvolge e che si ammira non solo per la trama ma anche per la preziosità della presentazione.
Assolutamente da leggere!



Complimenti! Non ci sono altre parole!
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